L’importanza di un buon arrangiamento nella musica moderna. Consigli, spunti e riflessioni.

“A-a-bbronzatissima”

Provate a pensare a come sarebbe stato il celebre brano di Edoardo Vianello senza quel salto di ottava pensato dal M° Ennio Morricone all’epoca giovane arrangiatore alle dipendenze dalla RCA Italiana.

Penso che nella semplicità di una vocale, come in questo caso, sia racchiusa tutta l’importanza di un bellissimo arrangiamento, che può fare la differenza su una canzone o su un brano strumentale più in generale.

Ogni giorno mi trovo ad avere a che fare con arrangiamenti di brani più o meno famosi e di dover pensare a qualcosa che possa dare una tipicità a quel brano, oltre a poter dare una mia impronta personale, chiaramente.

Devo dire che uno degli esempi a cui penso sempre è esattamente quello della canzone “Abbronzatissima”, che nella sua semplicità e leggerezza, raccoglie, appunto, l’essenza di come un buon arrangiamento faccia la differenza e possa far diventare un brano banale (non me ne voglia Edoardo Vianello, ma non è esattamente come “La cura” di Franco Battiato), una evergreen.

E’ semplice pensare ad una versione di “Body and Soul” arrangiata da Jorge Calandrelli , interpretata da Tony Bennett e Amy Winehouse e suonata da una grande orchestra sinfonica e un quartetto jazz strepitoso. Ho volutamente preso come riferimento uno dei brani, a mio avviso, più belli mai scritti e nella versione che a me, personalmente, piace di più in assoluto; un autentico capolavoro.

Purtroppo, per chi come me fa questo mestiere, non sempre è possibile dover arrangiare dei brani meravigliosi già in partenza e non sempre, anzi quasi mai, si hanno a disposizione artisti del calibro di Tony Bennett, Amy Winehouse, una grande orchestra sinfonica e musicisti straordinari, per cui bisogna cercare di trovare una buona idea che funzioni, e che faccia diventare un brano più o meno dignitoso, un bel brano.

Come fare allora per rendere bello un brano (bruttino)?

Qui entra in gioco il lavoro in questione: l’arrangiatore.

La definizione di Wikipedia, ci aiuta già a capire alcuni aspetti, senza entrare troppo nello specifico del lavoro di arrangiamento.

  • Studiamo musica. Sembra banale, ma non lo è. Mi capita sempre più spesso di leggere curriculum, in particolare di gente che si candida sul portale Lezioni di Musica Online , di persone che scrivono “arrangiatore”, semplicemente perchè utilizzano bene i computer, oppure i virtual instruments, o perchè sanno scrivere uno spartito in chiave di violino e basso. Conoscere la musica è una cosa un pochino più complessa di “smanettare” con un computer e arrangiare, a mio avviso, prevede che si abbia una buona conoscenza di base di tutti gli strumenti per i quali andiamo a scrivere.
  • Diamo una contestualizzazione al brano; inutile arrangiare una jazz ballad se il brano è per una rock band; anche questo sembra elementare e scontato, ma anni di esperienza mi portatno a dire che non è esattamente così.
  • Usiamo il giusto linguaggio. Inutile complicare le cose se non è necessario, perchè non sempre il linguaggio complesso è bello. Utilizzare tante sostituzioni armoniche, continui cambi di armonie, non sempre è necessario. Anzi, a volte è deleterio.
  • Ricordiamoci di essere al servizio della musica, per cui non dobbiamo fare ciò che piace a noi, ma ciò che serve al brano e, soprattutto, che il brano è stato scritto da qualcun altro, per cui cambiare troppo le carte in tavola, potrebbe anche intendersi come un chiaro segnale del fatto che poi, in fondo, quel brano non è che ci piacesse così tanto!
  • Cerchiamo di essere noi stessi; è vero che copiare è più semplice, ma avere una propria identità fa sicuramente bene al nostro essere musicisti. Inutile copiare Gil Evans, perchè ce n’era uno solo, e ha davvero fatto tutto ciò che si poteva fare, secondo me, soprattutto considerando i mezzi dell’epoca.
  • Non cerchiamo di improvvisare un mestiere andando ad esplorare campi che non conosciamo neppure minimamente; le esperienze vanno fatte, ma quando si studia, non quando si lavora e si svolge una professione nella quale (spesso) si viene anche pagati.
  • Utilizziamo la tecnologia solo se serve davvero; è vero che la tecnologia ci aiuta e ci fa ottimizzare anche i tempi di realizzazione, ma non è detto che sia sempre necessario farne uso.
  • Armiamoci di pazienza, perchè non sempre le nostre idee combaciano con quelle del nostro interlocutore e buon lavoro.

Stefano Fonzi

One thought on “L’importanza di un buon arrangiamento nella musica moderna. Consigli, spunti e riflessioni.

  1. l’arrangiatore, un mestiere complicato, meraviglioso, colorato. Faccio un parallelismo, immaginiamoci un fotografo che lavora in post produzione su una foto. La foto se editata in bianco e nero, diventa stupenda, se invece colorata diventa pacchiana: Il colore se è naturalmente equilibrato è struttura in se della foto stessa. Se il colore è invece è fuorviante per il messaggio della foto, la foto deve essere editata in bianco e nero. Quindi se un brano musicale crea un’emozione, come tutti i brani musicali dovrebbero creare e trasmettere, si hanno due possibilità, o colorarlo o farlo in bianco e nero. Cioè o renderlo ancora più colorato con effetti, compressioni, espansione stereo ecc ecc, o renderlo più scarno, diretto, deciso, renderlo in bianco e nero. Oppure semplicemente dar forma al colore naturale della “foto” del brano stesso. Un buon arrangiatore è un buon fotografo che deve riuscire a carpire l'”immagine” del brano, e tirarne fuori il massimo del messaggio originale.
    Salvatore Nuccio

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