Come organizzare il tempo di studio con il tuo strumento musicale?

Capita troppo spesso che gli studenti di musica lamentino la mancanza di tempo per lo studio giornaliero del proprio strumento musicale. Ciò può essere causato da una mal organizzazione del proprio tempo e da una strategia di studio non efficace o, nella peggiore delle ipotesi, da un’assenza di metodologia di studio individuale.

In questo articolo cercherò di darvi una piccola strategia di studio giornaliero che potrà essere applicata allo studio di ogni strumento musicale.

Prima di tutto evidenziamo quali sono le cattive abitudini durante lo studio:

  • Dare poca importanza al proprio benessere psicofisico;
  • Non pianificare i propri tempi di studio pensando al tanto tempo a disposizione;
  • Ritenere superflue le strategie di studio e di memoria;
  • Studiare in presenza di fonti di distrazione (Tv accesa, telefono, presenza di altre persone, luoghi rumorosi);
  • Pensare che tutto il materiale di studio abbia la stessa importanza;
  • Continuare a studiare anche se la mente ormai è da un’altra parte;
  • Studiare tutto il materiale in una volta sola, piuttosto che distribuire il lavoro nel tempo;
  • Ripetere ossessivamente il materiale di studio, anche dopo aver verificato che esso è conosciuto;
  • Assumere un atteggiamento passivo e abitudinario verso i compiti di apprendimento.

 

Un efficace metodo di studio è uno degli elementi alla base del successo musicale/scolastico, tuttavia nessun metodo di studio può garantire buoni risultati a prescindere dal tempo e dall’impegno dello studente.

Si può rendere l’apprendimento più organico, duraturo e appagante, ma nessun sistema può produrre risultati istantanei e senza sforzo.

Una buona organizzazione dei tempi, in particolare, è in grado di determinare risultati a lungo termine.

In pratica si tratta di diventare dei “manager” di tempi e risorse: devi saper dosare le tue energie pianificando i tuoi impegni senza rinunciare alla cura della tua persona e dei tuoi rapporti sociali.

Alcune attività svolte quotidianamente consumano le nostre energie, altre ricaricano e altre ancora richiedono un dispendio di energia da un lato, ma un acquisto dall’altro, perché sono impegnative, ma anche piacevoli (come lo sport). Le attività che bruciano energie devono essere bilanciate da quelle che le fanno recuperare, altrimenti l’equilibrio si rompe e non si riesce più ad ottenere i risultati attesi.

Non esiste una regola standard su quante ore si debbano dedicare allo studio o al riposo. E’ pertanto necessario trovare la propria “dieta temporale” adeguata. La frenesia e l’ozio sono due poli opposti che producono effetti differenti, ma ugualmente negativi.

 

Nella gestione dei tempi si consiglia di:

  • mantenere un livello di attività ottimale, evitando uno stile di vita convulso, ma anche di oziare per giorni;
  • contenere lo stress entro livelli gestibili: un certo livello di stress rende vigili e migliora la memoria, troppo impedisce la concentrazione;
  • rilassarsi giornalmente, nei week-end e nelle vacanze annuali, per rinnovare le energie.

 

Per riuscire a rispettare la “dieta del tempo” occorre creare una tabella di marcia, una pianificazione che ci permetta di distribuire gli impegni in modo più omogeneo.

 

STRATEGIA

Organizza il tuo tempo giornaliero scrivendo su un foglio di carta gli impegni della tua giornata, partendo dalla tua sveglia fino alla sera. Annota le priorità (le cose da fare assolutamente durante la giornata). Decidi cosa devi fare, quando lo devi fare e per quanto tempo lo devi fare. Scrivi tutto come se fosse una tabella di marcia da rispettare obbligatoriamente!

DEVI includere nell’organizzazione della tua giornata il tempo per lo svago, per le relazioni sociali, per la cura di sé, per il riposo, per lo studio e per la scuola o lavoro.

Questo tipo di organizzazione puoi farla sia giornaliera che settimanale.

Inizialmente sarà difficile, ma fai almeno un tentativo per una settimana e noterai dei risultati.

 

Quanto tempo occorre studiare?

Il tempo da dedicare allo studio non è uguale per tutti e dipende da diversi fattori:

  • Motivazione
  • Concentrazione
  • Conoscenze di base
  • Strategie e metodi di studio utilizzati
  • Complessità del materiale di studio

La motivazione, da un punto di vista psicologico, può essere definita come il PERCHÉ delle nostre azioni e come il FINE che spinge l’uomo ad impegnarsi per soddisfare i propri bisogni. Ogni atto che viene fatto senza motivazione rischia di fallire.  Ogni sessione di studio senza motivazione richiede più energie e più tempo per portare a termine gli obiettivi fissati in precedenza.

La concentrazione è l’attenzione protratta per un periodo utile ad apprendere ed a memorizzare ciò che viene a contatto con i tuoi organi sensoriali. La mancanza di concentrazione o la concentrazione incostante può allungare i tempi della tua sessione di studio richiedendo dispendio di maggiori energie.

Perché non ci si riesce a concentrare? La mancanza di concentrazione dipende da diversi fattori, quali: presenza di stimoli distraenti; abitudine a non concentrarsi; incapacità di tollerare le frustrazioni; mancanza di interesse; tendenza a rinviare le cose all’indomani; scarsa chiarezza riguardante obiettivi e programmi; idee poco chiare; fatica, stress, cattivo stato di salute; emozioni irrisolte; atteggiamento negativo verso l’argomento.

Per aumentare la propria concentrazione durante la sessione di studio occorre: eliminare le possibili distrazioni (telefono, computer, rumori,…); stabilire delle priorità e porre obiettivi chiari, concreti e facilmente raggiungibili; suddividere la sessione di studio in brevi sotto-sessioni intervallate con pause.

 

Le conoscenze di base  rappresentano tutte le informazioni, competenze, capacità, da noi acquisite in passato che agevolano l’apprendimento di un nuovo argomento. La mancanza delle conoscenze di base può rallentare il percorso di studio di un determinato argomento e quindi richiedere maggior tempo nel raggiungimento dell’obiettivo finale. In questo caso si è costretti a colmare tali mancanze per proseguire negli studi.

 

Il tempo da dedicare allo studio non è uguale per tutti e va definito secondo i fattori descritti in precedenza. Esso dipende anche dal tempo che si ha a disposizione durante la giornata in relazione alle altre attività della nostra vita.

È di fondamentale importanza capire che non occorre studiare molto, ma occorre studiare bene, preferendo uno studio di qualità e consapevole (pochi obiettivi e chiari, con concentrazione al massimo) ad uno studio di quantità e meccanico.

Lo studio personale richiede incontestabilmente un’organizzazione, o più precisamente una metodologia.

È sicuramente attraverso lo sviluppo di adeguati metodi di lavoro personalizzati che si renderà la sessione di studio più prolifica.

 

Come suddividere la sessione di studio?

Indipendentemente dal tempo a tua disposizione per lo studio, possiamo tracciare una linea guida che ti permette di suddividere la tua sessione di studio in maniera omogenea e prolifica. Di seguito propongo uno schema, nello specifico per saxofonisti, per una sessione di studio di 2 ore:

 

  • Riscaldamento (5min): è essenziale riscaldarsi prima di iniziare una sessione di studio. Questo passaggio è importante perché andrà a condizionare la qualità dell’intera sessione. Il cosa suonare durante il riscaldamento è a scelta libera (scale, improvvisazioni, patterns, semplici melodie, …) ma le diverse fasi di riscaldamento sono immutabili e ciascuna fase deve essere pienamente sentita prima di passare alla seguente. Esse sono:
  • Riscaldamento della respirazione, risveglio muscolare e rilassamento fisico: abilita la resistenza, lo studio in modo agevole e permette di trovare una respirazione adatta alla pratica strumentale. Concentrare l’attenzione unicamente sulla respirazione, passando progressivamente da una respirazione “normale” ad una “amplificata” mentre si suona. Il respiro (la colonna d’aria) sarà man mano più “lungo” e il suono più presente.
  • Riscaldamento dell’imboccatura (muscoli delle labbra): permette di suonare agevolmente, instaura un rapporto di “fiducia” tra lo strumento e le nostre sensazioni. Ciò induce ad una sensazione di padronanza dello strumento. Mentre si suona liberamente, introdurre il vibrato amplificandolo progressivamente. Aggiungere un rubato eccessivo (accelerando-rallentando) e delle dinamiche dal pp al ff concentrando l’attenzione sulla mobilità dei meccanismi all’interno e all’esterno della nostra bocca.
  • Riscaldamento delle dita: ci permette di ridurre il tempo di risposta tra la volontà, sensibilità ed esecuzione. Introdurre le articolazioni e ripeterle in circolo con l’obiettivo di suonare sempre più veloci e precisi. Associare la tonicità delle dita all’aumento di energia.
  • Riscaldamento dell’ascolto, accesso alla calma mentale: ci permette di ottimizzare la concentrazione su quello che stiamo facendo. Restare in silenzio per qualche istante e di seguito affrontare lo studio dei suoni filati concentrandosi sulla qualità del suono. Questo esercizio non ha alcun senso se affrontato senza riscaldamento a ragione della sua difficoltà. Tale esercizio consiste nel suonare una nota in tutte le dinamiche, dal pianissimo al fortissimo, fino all’estinzione progressiva del suono, senza soffio (suono puro). Suonare almeno una nota per registro, con suono dritto e vibrato concentrandosi sulle qualità di base: attacco, intonazione, stabilità, purezza, omogeneità.

 

  • Scale (25min): Lo studio delle scale è uno dei momenti più importanti nel percorso dell’aspirante saxofonista/musicista. Con lo studio delle scale è possibile assimilare gran parte del  bagaglio  tecnico-interpretativo, indispensabile  per  il musicista.  Evitate di studiare meccanicamente le scale (“con pilota automatico”), concentratevi sulla precisione delle articolazioni dello staccato, sull’omogeneità, sulla fluidità, sulla qualità del suono. Studiate le scale legate e staccate (con articolazioni), arpeggi, intervalli, sviluppi. Sempre con metronomo! Non ha alcun senso studiare le scale ad elevate velocità senza nessun controllo, è consigliabile studiarle ad una velocità tale da controllare tutte le qualità sopra elencate.

 

  • Tecniche di base o avanzate (15min): Indipendentemente dal vostro livello di preparazione, non tralasciate mai lo studio delle tecniche di base quali il vibrato, lo staccato, i meccanismi, gli armonici; e tanto meno le tecniche avanzate, anche in base al repertorio che state affrontando, quali i sovracuti, il doppio staccato, quarti di tono, respirazione circolare, slap, subtono, flatterzunge. Concentratevi sullo studio di due tecniche di base, e/o avanzate, al giorno.

 

  • PAUSA (10min)

 

  • Studi (30min): Il loro apprendimento è un prezioso testimone del vostro ritmo di lavoro. Essi sono la prova oggettiva della serietà e della regolarità. Scelti in base al livello del musicista, devono permettere di soddisfare qualche regola fondamentale: 1 studio (o più) deve corrispondere ad una settimana di lavoro; deve essere suonato ad un tempo impeccabile e deve prevedere un piano di studio con il metronomo in 7 giorni. Non sovraccaricatevi di lavoro ma dividete lo studio del vostro materiale in base al tempo a vostra disposizione. Se occorre, dividete gli studi in diverse parti e concentratevi su una sezione al giorno; il giorno successivo risuonate la parte studiata in precedenza e proseguite con la sezione successiva. Piccoli obiettivi, chiari e raggiungibili nel vostro tempo.

 

  • PAUSA (5min)

 

  • Brani di repertorio (30min): I brani di repertorio (qualsiasi genere tu stia suonando), come per gli studi, devono essere scelti in base al livello del musicista. E anche loro devono prevedere una divisione in sezioni con un piano di studio con il metronomo e accordatore. Trovo molto utile l’utilizzo di basi audio  durante lo studio (non importa quale genere musicale tu stia studiando), che ci aiutano a comprendere meglio la struttura armonica del brano e a conoscere la composizione nella sua complessità.  Allena la tua memoria! Impara a memoria i brani di repertorio o almeno uno studio a settimana. Il testo musicale cerca di trascrivere in maniera più o meno fedele un materiale sonoro creato nella mente del compositore. Questo testo è quindi un vettore, un mezzo di trasmissione. Una volta che il messaggio arriva all’interprete attraverso lo spartito, quest’ultimo non ha più ragione d’essere. Suonare a memoria è la fase finale di appropriazione di un’opera musicale. Ma suonare a memoria è anche una scelta personale, e imparare a suonare a memoria è una capacità che il docente o l’allievo deve acquisire per scegliere consapevolmente se suonare con lo spartito o meno.

 

Indipendentemente dal tempo a disposizione per lo studio giornaliero tieni a mente di suddividere il tuo tempo in sessioni da 45min e di intervallarle con delle pause. Suddividi la tua mole di lavoro in diversi moduli da studiare in singole sessioni studio.

Studia sempre al massimo della concentrazione e mai con il “pilota automatico” (con la mente da un’altra parte). Impegnati ad essere sempre costante epianifica sessioni di studio giornaliere. Studia ogni giorno, di qualità e non di quantità.

 

 

Angelo Turchi

Scrivimi per ulteriori informazioni, commenti, suggerimenti:

angelturchi@msn.com

 

 

 

 

 

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